1964

1964

Viaggia senza orario, senza itinerario, va trenino, va Chissà se va a carbone, gas kerosene, elettricità, ma c’è chi dice che va a caffè, a lecca lecca crem caramel noccioline gomma americana. Che dire, mi piacerebbe viaggiare su un trenino così, purtroppo Trenitalia, le rare volte in cui viaggio in ferrovia, mi propone treni molto più dozzinali e meno divertenti. Pazienza, accontentiamoci.

Non ci sono più neanche le porte scorrevoli e gli scompartimenti, e se si prende la Frecciarossa, è talmente veloce, che si rischia di non fermarsi neanche a Firenze. La rotaia è spinning, macina chilometri, ha troppa fretta di correre, e la città del Giglio, presto la lasciamo alle nostre spalle per andare dritti verso la capitale.

Eppure, c’è un po’ di Firenze in ognuno di noi. L’abbiamo studiata e apprezzata quando godeva per essere la città del Rinascimento, la capitale d’Italia. Abbiamo sentito i racconti dei nostri nonni, quando ci fu l’alluvione nel 1966. La conosciamo come città di partenza dei tanti immigrati che poi, se incontravano un cittadino o un conterraneo, dicevano: “la porti un bacione a Firenze

Ero piccolo anche se sicuramente non era il 1964, per il semplice motivo che in quell’anno non ero ancora nato. Forse, sarà stato il 1970 o ’71, eravamo accanto  ad una Wolkswagen con le chiavi chiuse dentro, e io con i miei familiari non sapevamo come salirci. Ci trovavamo su un viale tranquillo alberato, forse nei pressi delle Cascine, e questo è il primo ricordo di questa splendida città

I primi viaggi da solo in treno, poi in gita scolastica, in trasferta di lavoro, per un capodanno, a trovare i fantastici cugini.  Spesso quando andavo lì, portavo una ventiquattro ore, ma era la borsa meno importante. Quello che contava, e conta ancora adesso, sono le idee, la condivisione di esperienze ed ideali, i discorsi segreti ed inconfessabili The Easy Confidence (What I Would Say to You Now)

Meravigliosamente in sintonia, più che amici, più che fratelli, più che perfetti. Era bello andare, in qualsiasi periodo, con qualsiasi tempo, in qualsiasi stagione. Se c’era il crepuscolo autunnale, la calura estiva, le foglie di novembre, il gelo di gennaio, o i giardini di marzo, che importanza aveva?

1964

E la chiamano estate, cantava tanti anni fa Bruno Martino…….. Per me era molto di più, una specie di resurrezione dopo il letargo invernale, una boccata di ossigeno, aria pura, una botta di vita! Tanti giorni da passare, vivere, godere, in compagnia, insieme, a casa, al mare. Un’estate che vivevo, poteva essere a Firenze, ma anche a Livorno

Andare in vacanza voleva dire che….. la frustrazione, la noia, la paura e la rabbia, rimanevano a casa. All the Rage Back Home. Quello che si doveva vivere in quei 3 mesi era qualcosa di surreale, magicamente sospeso dalle scadenze del tempo e del calendario. Giorni e mesi lunghissimi che sembrava non finissero mai…

Se avessimo avuto 16 anni, non sarebbe stato difficile Free at Dawn, arrivare facilmente all’alba. Eravamo molto più piccoli, quindi dopo una certa ora non era consentito trattenersi. A noi però andava bene così. Le cose più belle ed interessanti le vivevamo alla luce del giorno, con il sole, il mare, il campetto, le partite di pallone, il centro con i negozi

Le feste, i balli, come The Ballad of Emmerson Lonestar, quelli sarebbero venuti più tardi…… Davano soltanto una sensazione, un’apparenza di divertimento…… In realtà, l’incantesimo dell’infanzia era finito da un pezzo, e quello che si percepiva ballando, era soltanto una copia della spensieratezza vera vissuta diversi anni prima

Crescendo la felicità e il divertimento diventavano sempre più sbiaditi. In vacanza, tutto quello che si riusciva a trovare erano delle orchestre ai bordi di una piscina, suonavano a volte musica etnica o tradizionale, altre volte proponevano Jazz, soul, o un particolarissimo stile, che avrei potuto quasi definire Swimming Pool Blues

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