Tape Deck

Tape Deck

Sei mesi fa, in pieno inverno, nella sauna o nel bagno turno, mentre fuori c’era la neve. Situazione climatica diversa, ma il sudore di oggi, analogo. La differenza è che in quella stagione ero in vacanza, adesso non lo sono ancora, ma manca poco Sarah (Meet Me In The Sauna)

Mi è successo di sudare così quando facevo spettacoli, recital, prove, o lunghe sedute in studio ad incidere dei brani inediti. Per tutte queste cose, c’era sempre un grosso impegno e sforzo, anche fisico. Mi ricordo per esempio qualche anno fa………. cantavo: “sono rimasto con te e come fosse estate, so cosa vuol dire, amare….. ti ho pensato, un milione di volte, e adesso niente è più normale”. Le parole erano di una banalità disarmante, ma con la musica, sembravano brani di una poesia scritta da Eugenio Montale

Era tutto pronto nello studio: avrei dovuto rischiararmi la voce, scacciare via quella raucedine, reale o immaginaria, mangiare una caramella balsamica, e iniziare a cantare. Non era semplice.  Un piccolo errore, A Simple Mistake poteva costringermi a ripetere il brano o la strofa della canzone

Quello che veniva inciso sulla piastra di registrazione, Tape Deck, doveva essere fatto nella migliore maniera possibile. Non potevo fare errori di voce o di tonalità, di tempo o di ritmo. Doveva quasi essere una registrazione perfetta, sempre nei limiti delle possibilità umane Human

Tape Deck

Ogni tanto guardavo la finestra. Per la strada, di sotto, un’umanità varia animava la via. Mi sembrava che tutti camminassero un po’ nervosamente come delle formiche impazzite. Pensai che questo era ormai il ritmo delle persone normali, quello di essere affaccendati in una marea di cose da fare, passando da un lavoro e da un impegno ad un altro, così, senza fine

Anche io, peraltro, conoscevo benissimo cosa voleva dire la vita di tutti i giorni. Avevo già un po’ di anni sulle spalle e nel corso della mia vita professionale avevo cambiato diverse volte mansioni e responsabilità. C’era sempre qualcuno che mi chiamava per consulenze e perizie, ma adesso avevo deciso di prendermi una pausa di due mesi per affrontare e vivere un progetto diverso, legato alla mia passione artistico musicale. Per aver fatto nella mia carriera varie cose, potevo ben dire I Work the Whole City, ma a questo punto della mia carriera, allungare il mio curriculum ulteriormente, era la cosa che mi interessava di meno

Proseguiva intanto incessantemente la mia registrazione, intervallata da brevi pause. C’erano via via degli errori e delle imperfezioni, me le tante tracce ci consentivano di fare dei rimaneggiamenti Rehash  per fare in modo di avere alla fine un prodotto musicale di buon livello. Tutto sommato il lavoro stava andando bene, e potei rilassarmi sfogliando le pagine colorate di una rivista

Mi impressionò la pubblicità della nave da crociera più grande ed equipaggiata del mondo, una vera città sul mare adatta a solcare gli oceani, in dotazione alla Royal Caribbean, compagnia di navigazione norvegiese/americana con sede a Miami. Probabilmente in quel momento non avrei avuto la mente così libera da affrontare un viaggio o una crociera sull’atlantico, atlantic, ma in qualche modo mi piaceva pensare che sarebbe potuto succedere, un giorno, prima o poi

Mentre ero immerso in queste fantasticherie, mi dissero che il mio brano era pronto. Sarebbe piaciuto o no? Io ce l’avevo messa tutta per scriverlo armonizzarlo, arrangiarlo e produrlo. Mi ero avvalso di bravi chitarristi, bassisti, percussionisti, tecnici del suono, adesso si trattava di vedere se la mia stella, My Star poteva brillare, come io mi auguravo

Non ero peraltro l’unico ad avere delle velleità artistiche di successo. C’erano anche altri ragazzi, non tutti italiani. Mi aveva colpito una band alternative musicale bosniaca che era entrata nel mio stesso studio e aveva proposto un brano dal titolo Korakrit, parola indecifrabile ed intraducibile che ancora adesso mi chiedo cosa voglia dire

Quelli però che forse mi piacevano di più erano dei ragazzi romani e napoletani, che proponevano un loro pezzo molto bello e particolare, dal sound latino-mediterraneo, con uno stile che ricordava vagamente Tony Esposito ai tempi in cui cantava Sinue’

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *